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IL PONTE DEL DIAVOLO |
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da Taormina all’Alcantara |
| AL–QANTAR segna il limite
ma anche il congiungimento di territori e nature diverse |
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Il
toponimo Alcantara viene dall’arabo al-Qantar, che significa il Ponte. E
si riferisce a “l’opera di meravigliosa struttura” in pietra lavica, di
cui parla Idrisi nei suoi annali, che i conquistatori musulmani
incontrarono lungo la strada consolare che da Messina portava a Siracusa,
e che la leggenda vuole sia stato realizzato dal diavolo in una sola
notte. Il fiume che vi scorreva sotto fino a quel momento era stato
chiamato nei modi più svariati: per i greci era Akesine o Akis, collegando
ad esso il mito di Aci e Galatea; per i romani era Asines o Asinius. Da
allora venne chiamato al-Qantar, il ponte per eccellenza.
E questo perché l’Alcantara, e la vallata che da esso prende il nome, è un
ponte ideale e fisico tra diverse realtà geografiche e culturali. Infatti
esso oltre a costituire il confine naturale tra le province di Catania e
Messina, è anche un mezzo di comunicazione tra realtà territoriali diverse
e lontane, come sono appunto il mare e la montagna, l’Etna da una parte e
i Nebrodi e i Peloritani dall’altra. Il luogo dove le divinità silvestri
che popolano la montagna, lasciano il posto alle ninfe che si bagnano
gioiose lungo il corso del fiume.
La valle dell’Alcantara, insomma, è una sorta di terra di mezzo, un luogo
d’incontro e di passaggio, la vallata da dove cominciò la straordinaria
avventura dei greci in Sicilia e dove si scontrarono gli appetiti
espansionistici e strategici di Romani e Cartaginesi, Siracusani e
Mamertini, Arabi e Normanni, per arrivare alla battaglia più sanguinosa e
cruenta, che venne combattuta nei pressi di Francavilla nel 1719, tra
Spagnoli ed Austriaci, per il controllo della Sicilia intera.
In tutto il mondo questo luogo magico deve la sua fama alle splendide gole
che la continua erosione dell’acqua ha realizzato modellando all’infinito
le magnifiche pareti laviche con i suoi prismi basaltici in tutto simili a
svettanti canne d’organo di una cattedrale gotica. La profonda e sinuosa
incisione che lo scorrere del fiume (ora lento e povero d’acqua, ora
invece impetuoso e minaccioso) ha scavato nel corso dei millenni può
essere considerata, infatti, come una delle più spettacolari opere che la
natura abbia mai realizzato, lontana dall’idea di quella Sicilia dalle
colline che sembrano onde cristallizzate di cui parla il principe Salina
nel Gattopardo a proposito del vero volto della Sicilia.
L’Alcantara nasce sui Nebrodi, nei pressi di Floresta, a 1250 metri sul
livello del mare, e dopo 52 chilometri si getta nel mare color cobalto di
Giardini Naxos. Lungo i suoi 52 chilometri il fiume dapprima tocca lo
zoccolo etneo a Randazzo, ne costeggia le asperità lungo il versante
settentrionale, delimitando così il territorio rispetto alla prime
propaggini nebroidee, per poi lambire per un lunghissimo tratto l’estremo
avamposto peloritano - che proprio a ridosso della valle dell’Alcantara
raggiunge la sua altezza massima con Montagna Grande e poco più in là con
la Rocca di Novara -, regalare quindi parte delle sue abbondanti acquee
alle coltivazioni di agrumi e alle centrali idroelettriche, per finire la
sua corsa nello Jonio.
Allo scopo di salvaguardare tutto questo e per valorizzarlo in maniera
adeguata, impedendo che l’uomo termini l’opera di distruzione che in tanti
punti della Valle l’uomo ha intrapreso con successo, nel 2001 la Regione
Siciliana ha istituito il “Parco fluviale dell’Alcantara”, che interessa
diversi comuni della provincia di Catania e di quella di Messina: Randazzo,
Roccella Valdemone, Moio Alcantara, Malvagnia, Francavilla di Sicilia (che
può a ragione considerarsi il capoluogo della valle per la sua posizione
baricentrica), Castiglione di Sicilia, Motta Calastra, Graniti, Gaggi,
Calatabiano, Taormina e Giardini Naxos.
Oltre alle gole, a nostro giudizio, la Valle presenta numerose ragioni per
costituire un punto d’attrazione per il turismo, e queste ragioni
riguardano la presenza di una natura unica - che qui trova modo di
esaltarsi in continuazione - e le tante testimonianze culturali ed
artistiche di cui tutti i paesi sono ricchi. |
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