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L'architettura della Chiesa e' uno squisito lavoro di sintesi, un fantasioso
amalgama stilistico che fonde insieme elementi disparati: verticismo nordico
e decorazione bizantina, stereometria araba e pittoricismo basiliano, in una
mirabile trasposizione culturale nella quale i vari elementi di riferimento
e di richiamo assumono una nuova, indipendente ed organica vita.
Dopo la prima edificazione il Monastero fu interessato dal terremoto che
avvenne all'alba del venerdì 4 febbraio 1169 e, quindi, ricostruito,
affidandone i lavori al maestro Girardo il Franco che lo ampliò e lo
arricchì.
L'opera muraria esterna e' fortemente caratterizzata dalla combinazione di
un effetto pittorico per l'alternanza di fasce di mattoni, arenaria, calcare
e pietra lavica.
L'arco del portale e' anch’esso ottenuto da vari conci di calcare, lava e
mattoni; nella lunetta e' inclusa in un disco una croce greca con
un’iscrizione che ricorda gli artefici della ricostruzione.
Tutta la Chiesa e' la risultante di una compromissione ottenuta riunendo in
una schema tipicamente centrale, che trova il proprio fulcro nella cupola
della zona mediana, un impianto basilicale ottenuto con l'aggiunta del
transetto, culminante anch'esso in una cupola di minori proporzioni e di un
esornatece serrato tra le due piccoli torri campanarie.
Il tempio, dopo la ricostruzione, fu consacrato nell'anno 1178.
Il convento restò operoso sino agli ultimi mesi del 1794 quando i Monaci si
trasferirono a Messina, nel convento dei PP. Domenicani di S. Girolamo in
via Austria, oggi via 1° Settembre n. 85, completamente distrutto nel
terremoto del 1908. |